Per genitorialità intendiamo una funzione di cura, quindi si parla di funzione genitoriale, indicando il legame di interazione e dipendenza che si instaura tra il/la bambino/a e chi si prende cura di lui/lei, o caregiver. Il/la bambino/a ricerca un adulto affettivamente significativo che funga da base sicura da cui partire per brevi o lunghe escursioni ed un porto a cui far ritorno, per ritrovare vicinanza e conforto ( M. Ainsworth e J. Bowlby, 1989 ).
Oltre la famiglia tradizionale
La famiglia così come la intendiamo tradizionalmente, ovvero composta da una madre, un padre e uno o più figli, dal dopoguerra ( anni ‘50 del sec. scorso ) ad oggi ha cambiato molto i propri connotati. Oggi tra i vari modelli familiari ne troviamo alcuni cosidetti ‘nuovi’ o ‘atipici’, quello:
- la famiglia omogenitoriale: composta da una coppia di genitori dello stesso sesso biologico
- la famiglia monogenitoriale: composta da un unico genitore, spesso una madre single.
Accanto a questi naturalmente troviamo ancora quelli più frequenti ed integrati:
- la famiglia tradizionale: composta da madre, padre e figli
- le famiglie di coppie separate: composte da genitori separati che condividono la funzione genitoriale per uno o più figli.
Al di là della tipologia di famiglia in cui possiamo riconoscerci, ciò che conta realmente è la qualità delle relazioni tra gli adulti che la compongono e tra gli adulti ed i bambini.
Molte ricerche soprattutto, nei paesi del nord Europa ed Usa, si sono concentrate nel capire come crescono i bambini in questi ‘nuovi’ contesti familiari. I risultati sono unanimi: la qualità dello sviluppo dei bambini dipende direttamente dalla capacità degli adulti di riferimento di prendersi cura di loro.
Allargare la rete
Al giorno d’oggi occorre allargare la rete di riferimento degli adulti da offrire ai nostri bambini, per assicurare migliori opportunità di sviluppo e crescita. Quindi non fare riferimento solo ai nonni, che a volte non sono disponibili, ma anche gli educatori della scuola materna, le insegnanti, gli allenatori, gli adulti ‘intermedi’ che a vario titolo si occupano dei bambini.
Soprattutto occorre fare rete attorno alle famiglie ‘atipiche’ che rischiano di autoisolarsi frequentando unicamente altre famiglie simili.
Abbiamo sempre più spesso genitori attempati, che scelgono di avere bambini in età avanzata, che oltre ai figli devono occuparsi anche dei propri genitori, molto anziani.
Risulta per questi genitori assai difficile occuparsi anche di se stessi. Questa triplice funzione di cura (per i figli, per i nonni, per se stessi ) da espletare, richiede politiche di welfare adeguate, progettate per sostenere e facilitare queste funzioni di cura che si intersecano nella quotidianità di molti adulti.
Per genitorialità intendiamo una funzione di cura, quindi si parla di funzione genitoriale, indicando il legame di interazione e dipendenza che si instaura tra il/la bambino/a e chi si prende cura di lui/lei, o caregiver. Il/la bambino/a ricerca un adulto affettivamente significativo che funga da base sicura da cui partire per brevi o lunghe escursioni ed un porto a cui far ritorno, per ritrovare vicinanza e conforto ( M. Ainsworth e J. Bowlby, 1989 ).
Oltre la famiglia tradizionale
La famiglia così come la intendiamo tradizionalmente, ovvero composta da una madre, un padre e uno o più figli, dal dopoguerra ( anni ‘50 del sec. scorso ) ad oggi ha cambiato molto i propri connotati. Oggi tra i vari modelli familiari ne troviamo alcuni cosidetti ‘nuovi’ o ‘atipici’, quello:
- la famiglia omogenitoriale: composta da una coppia di genitori dello stesso sesso biologico
- la famiglia monogenitoriale: composta da un unico genitore, spesso una madre single.
Accanto a questi naturalmente troviamo ancora quelli più frequenti ed integrati:
- la famiglia tradizionale: composta da madre, padre e figli
- le famiglie di coppie separate: composte da genitori separati che condividono la funzione genitoriale per uno o più figli.
Al di là della tipologia di famiglia in cui possiamo riconoscerci, ciò che conta realmente è la qualità delle relazioni tra gli adulti che la compongono e tra gli adulti ed i bambini.
Molte ricerche soprattutto, nei paesi del nord Europa ed Usa, si sono concentrate nel capire come crescono i bambini in questi ‘nuovi’ contesti familiari. I risultati sono unanimi: la qualità dello sviluppo dei bambini dipende direttamente dalla capacità degli adulti di riferimento di prendersi cura di loro.
Allargare la rete
Al giorno d’oggi occorre allargare la rete di riferimento degli adulti da offrire ai nostri bambini, per assicurare migliori opportunità di sviluppo e crescita. Quindi non fare riferimento solo ai nonni, che a volte non sono disponibili, ma anche gli educatori della scuola materna, le insegnanti, gli allenatori, gli adulti ‘intermedi’ che a vario titolo si occupano dei bambini.
Soprattutto occorre fare rete attorno alle famiglie ‘atipiche’ che rischiano di autoisolarsi frequentando unicamente altre famiglie simili.
Abbiamo sempre più spesso genitori attempati, che scelgono di avere bambini in età avanzata, che oltre ai figli devono occuparsi anche dei propri genitori, molto anziani.
Risulta per questi genitori assai difficile occuparsi anche di se stessi. Questa triplice funzione di cura (per i figli, per i nonni, per se stessi ) da espletare, richiede politiche di welfare adeguate, progettate per sostenere e facilitare queste funzioni di cura che si intersecano nella quotidianità di molti adulti.
Dott.ssa Daniela Bellucci – Isc. Albo Psicologi E.R. n. 4611 del 21-04-2006 – P.IVA 03719570362 – © 2020 Enfold by Kriesi – designed by Asia Bergamini